I greci, nell’antichità classica, furono i primi a trasmettere, attraverso l’arte, ai secoli futuri, l’ideale di bellezza universale del corpo umano, inteso come perfezione, equilibrio e armonia, ponendo l’uomo al centro dell’arte e della filosofia. Verosimilmente, la natura pone l’uomo al centro del pianeta e comunica con esso tramite una sorta di linguaggio universale, fatto di forme nascoste modellate intorno a noi, messaggi, che, decifrati, significano non solo bellezza e perfezione, ma sono anche veri e propri avvertimenti all’umanità che solo chi non è distratto dalle cose futili terrene può vedere e comprendere.

Van Gogh diceva: “Vedo che la natura mi parla, mi dice qualcosa come se stenografassi. In questa stenografia possono esserci parole indecifrabili, errori o lacune, ma qualcosa è rimasto di ciò che hanno detto quel bosco o quella spiaggia o quella figura”.

Quando mi ritrovai davanti ai calchi di Pompei, pensai: “l’uomo è riuscito a materializzare, le forme primordiali nascoste per secoli nel terreno, ma avrà saputo decifrare l’archetipo che la natura ha voluto tramandare alle coscienze dei secoli a venire?” Entrando in empatia con le forme e i dettagli di quei calchi, traspare la volontà di terra madre di comunicare all’uomo di rifugiarsi nel silenzio, di smettere di farsi immortale per vivere secondo il rumore estremo della vita e di entrare in comunione con essa che si rivela unico tempio di speranza.


Luogo: Pompei
Anno: 2019