Le foto protagoniste della serie sono a me molto care perché, oltre a custodire memoria della mia infanzia, identificano la parte latente dell’anima. Esse sono impresse nella mia mente quasi fossero un autoritratto armonico della mia sensibilità, luoghi vissuti come “spazio di mezzo”, di libertà e serenità autentiche; erano i luoghi dove sognare favoriva una visione vera della vita e dove la realtà diveniva concreta in tutta la sua trasparenza. Quei luoghi e quei momenti rappresentano il tempo in cui il privilegio più grande era la semplicità, ed è proprio in quella semplicità che ci si relazionava con indole collaborativa ed empatica e si cercavano soluzioni ai problemi con estrema serenità. Quel tempo filtrato dall’uomo, ci ha derubato della nostra identità, del nostro io più puro creando un sé che non appartiene all’animo umano.

Qualcuno ci definisce “dementi digitali” a causa del nostro attaccamento ai dispositivi che distorce e distrugge il vero rapporto umano e indebolisce il nostro sapere emotivo.

L’orizzonte di senso appare poco nitido e armonico…


Luogo: Maracaibo
Anno: 1975-1984